LECCO – Un mondo immaginario, in cui un Partito Unico di trenta e quarantenni prende il potere e organizza l’intera società secondo un principio semplice, quasi meccanico: agli uomini nel pieno delle forze, sorridenti e sportivi vanno le posizioni di potere, mentre agli over sessanta viene imposto di ritirarsi in luoghi non specificati, dove vivere il resto della loro vita separati da mogli, mariti, famiglie. Dalle pagine di Gli scaduti, romanzo distopico firmato da Lidia Ravera e pubblicato lo scorso anno da Bompiani, prende forma un mondo governato da un ordine definito naturale e in cui anche alle persone è applicata una sorta di data di scadenza. Ospite della corrente edizione di Leggermente, la nota scrittrice sarà a Lecco e a Barzio nella giornata di mercoledì 16 marzo – alle 17 presso Palazzo del Commercio a Lecco, alle 20.45 presso la biblioteca di Brivio – protagonista di due incontri in cui si parlerà proprio del suo ultimo lavoro.
Un romanzo in cui l’autrice tratteggia, come anticipato, una società totalitaria che sembra andare bene alla stragrande maggioranza della popolazione ma che trova in Umberto, uomo di successo e amministratore delegato di una grande azienda, e in sua moglie Elisabetta, donna intelligente e in carriera, degli inaspettati uomini in rivolta.
Lidia Ravera parte quindi dal giovanilismo esasperato di alcuni politici contemporanei, dei quali è facile ritrovare nel libro i tic e le frasi fatte, per arrivare a segnalare un pericolo, portando all’estremo un certo modo di pensare in maniera sì paradossale, ma neanche troppo fantascientifica.
Una scrittrice arguta e mai banale, che riesce anche in questo caso a vedere al di là delle mode e dei luoghi comuni, prendendo le distanze dal consenso che hanno alcune prese di posizione e avendo il coraggio di rivelare la goffaggine e la violenza di parole ormai diventate mainstream, come ad esempio rottamazione.
Un’occasione per parlare, quindi, di un libro senza dubbio fuori dal coro e per questo necessario, ma anche per ragionare sul ruolo che ogni generazione può avere in un Paese che per anni ha mortificato i giovani, ma che non deve assolutamente, magari per reazione, correre il rischio di rinunciare a pezzi indispensabili di qualunque società.